Marketing Hackers

// Psicologia della Comunicazione

Framing ed effetto ancoraggio: come strutturare offerte e prezzi per una PMI

Framing comunicazione e effetto ancoraggio: come strutturare listino, offerta, preventivo e trattativa di una PMI per recuperare margine e non sembrare mai…

Framing ed effetto ancoraggio: come strutturare offerte e prezzi per una PMI
Generata con BrandPix

Hai mandato un preventivo da 4.800 euro per un progetto che ti costa mesi di lavoro. Il cliente risponde in due righe, “grazie, ci sembra un po’ alto”. Non ha guardato il tuo margine, non ha confrontato le ore, non ha letto la seconda pagina. Ha confrontato quel numero con una cifra che aveva già in testa prima ancora di aprire la mail. Quella cifra ha deciso se eri caro, e l’aveva messa lì qualcun altro.

Chi vende servizi in una PMI perde valore percepito in quel punto preciso, nel momento in cui il numero incontra un’aspettativa che qualcun altro ha già formato. Per fortuna quel punto è facile da individuare. Sta dentro il tuo processo commerciale, tra il listino, la pagina che presenta l’offerta, il preventivo e la telefonata di trattativa. Se riordini quei quattro passaggi recuperi margine che oggi stai regalando senza accorgertene.

Cosa fa davvero un’ancora nella testa di chi compra

Cosa fa davvero un'ancora nella testa di chi compra
Cosa fa davvero un’ancora nella testa di chi compra · Foto: Generata con BrandPix

L’effetto ancoraggio è la tendenza a valutare un prezzo confrontandolo con il primo numero rilevante che abbiamo incontrato, anche quando quel numero non c’entra niente con il valore reale. Il framing è la cornice con cui presenti quel prezzo, cioè il modo in cui lo formuli, lo scomponi o lo affianchi ad altri.

Kristensen e Gärling hanno mostrato quanto sia forte il primo meccanismo con due studi su negoziazioni di prezzo, condotti su 96 studenti nel ruolo di acquirenti e su 64 impegnati in trattative a coppie. Ai partecipanti veniva data la stessa identica informazione di mercato, poi un prezzo di riferimento arbitrario, alto per un gruppo e basso per un altro. Il prezzo che poi indicavano come accettabile era sistematicamente più basso quando l’ancora era bassa e più alto quando era alta. In più, l’offerta iniziale del venditore diventava a sua volta un’ancora sul prezzo finale. Ne ricavano un’indicazione operativa. Fornire informazioni di mercato accurate riduce l’impatto delle ancore irrilevanti.1

Tieni a mente questa frase, perché è la leva che userai in trattativa. Chi conosce il mercato è meno manipolabile da un numero buttato lì. E chi presenta per primo un riferimento credibile sposta l’intera discussione.

Perché il tuo prezzo sembra alto anche quando non lo è

Perché il tuo prezzo sembra alto anche quando non lo è
Perché il tuo prezzo sembra alto anche quando non lo è · Foto: Generata con BrandPix

Il cliente arriva già con un prezzo di riferimento in testa, quasi sempre più basso del giusto. Un’ampia serie di studi sulla percezione di equità dei prezzi ha mostrato che i consumatori tendono a credere che il prezzo di vendita di un bene o servizio sia molto più alto del suo prezzo “giusto”. Sottostimano l’effetto dell’inflazione, attribuiscono le differenze di prezzo al profitto del venditore e non considerano l’intera gamma dei costi che quel venditore sostiene.2

Tradotto nella tua giornata, il cliente vede 4.800 euro e immagina che 3.500 finiscano in tasca tua. Non vede il tempo del team, gli strumenti, le revisioni, il rischio di un progetto che può allungarsi. Gli stessi ricercatori hanno testato dei rimedi, come mostrare lo storico dei prezzi, spiegare le differenze e rendere visibili i costi. Hanno funzionato, ma solo in modo modesto.2 Questo ti dice una cosa pratica. Conviene arrivare prima tu con l’ancora giusta, sulla pagina che presenta l’offerta, perché giustificare il prezzo quando l’ancora sbagliata si è già formata cambia poco.

Il cliente è più sensibile a tre riferimenti, ovvero i prezzi che ha pagato in passato, quelli dei concorrenti e la sua stima del tuo costo.2 Su tutti e tre puoi lavorare nel testo, prima ancora che ci sia una trattativa. È lo stesso terreno degli altri bias cognitivi nella comunicazione aziendale, e il prezzo è quello dove i soldi si vedono più in fretta.

L’ancora oggi la fissa una macchina

Prima ancora di parlare con te, molti clienti chiedono a un assistente AI quanto costa un servizio come il tuo. “Quanto costa un sito web per un’azienda in Italia”, “quanto costa affidare la gestione dei social a un’agenzia”. ChatGPT, Gemini e Perplexity rispondono con un range, e quel range diventa l’ancora con cui il cliente aprirà la tua mail.

Puoi misurarlo, ed è un dato che nessun tuo concorrente ha. Prendi dieci domande di prezzo che i tuoi clienti fanno davvero, ponile ai tre assistenti in giorni diversi e annota il range che ciascuno cita. Un prompt che funziona bene per la raccolta.

“Sono il titolare di una piccola impresa in Italia. Quanto dovrei aspettarmi di pagare per [servizio], indicando un intervallo minimo-massimo in euro e da cosa dipende la differenza? Rispondi come se dovessi orientare la mia decisione d’acquisto.”

Ripeti la domanda tre giorni di seguito, cambiando leggermente la formulazione, e costruisci una tabella con la data e il nome dell’assistente. Scoprirai due cose. I range sono spesso più bassi del tuo prezzo reale, e variano parecchio. Se il primo numero che il tuo cliente incontra lo decide una macchina, ti conviene sapere quale numero è. Da questo lavoro nasce anche una domanda di business seria, cioè quanto il tuo brand compare in quelle risposte e con quali cifre associate. È un’analisi che Marketing Hackers fa sulla visibilità del brand dentro le risposte AI, ed è il punto di partenza per non subire un’ancora scelta da altri.

Una voce sola o tre opzioni nel listino

Meglio tre opzioni. Quando presenti una sola cifra, il cliente la confronta con il riferimento che ha in testa, quasi sempre troppo basso. Quando ne presenti tre, sposti il confronto dentro la tua offerta, dove le regole le scrivi tu. La ricerca sperimentale nel travel mostra che un’ancora alta aumenta la disponibilità a pagare rispetto a un’ancora bassa, e che i consumatori pagano di più davanti a un prezzo medio piuttosto che davanti a un intervallo.3

Nel tuo listino questo diventa concreto. Costruisci tre pacchetti. Il più caro tiene alta l’ancora e rende credibile quello centrale, che è il tuo obiettivo di vendita. Il pacchetto base esiste per non spaventare, quello alto serve a far sembrare ragionevole il medio e si vende di rado. Questa architettura dell’offerta funziona meglio quando è visibile in una pagina costruita bene, con i tre livelli affiancati e la voce centrale valorizzata. È esattamente il tipo di pagina offerta e landing che conviene far progettare da chi lo fa di mestiere, perché il modo in cui i tre prezzi stanno sullo schermo cambia quale sceglie il cliente.

Attenzione a un limite reale. Non moltiplicare le opzioni pensando che più scelta venda di più. Oltre un certo numero il cliente si blocca e rimanda. Tre livelli, al massimo quattro, aiutano la decisione. Di più la paralizzano.

La stessa cifra, sei cornici diverse

Il framing lascia intatto il prezzo e cambia il metro con cui il cliente lo pesa. Un esperimento classico di framing lo si vede sulle etichette alimentari, dove la stessa carne descritta come “75% magra” piace più di quella descritta come “25% grassa”.4 Il prezzo funziona allo stesso modo. Prendi 3.600 euro l’anno per la gestione dei contenuti e guarda quante cornici puoi dargli.

CorniceCome suonaQuando usarlaQuando diventa disonesta
Totale”3.600 euro l’anno”Cliente che ragiona a budget annualeMai, è il dato nudo
Scomposta nel tempo”300 euro al mese”Offerte con impegno ricorrenteSe nascondi vincoli di durata
Per unità di risultato”circa 30 euro a contenuto pubblicato”Quando il volume è alto e chiaroSe il numero di contenuti non è garantito
Confronto con l’inazione”meno di quanto costa un mese di annunci senza contenuti che li reggano”Cliente che già spende in advertisingSe il confronto è inventato
Come guadagno”il costo di un cliente in più al mese ripagato”Quando hai dati di conversione realiSe prometti risultati che non puoi sostenere
Come perdita evitata”quello che perdi ogni mese senza una presenza che converte”Cliente fermo da tempoSe drammatizzi un rischio che non esiste

La ricerca sul framing dei messaggi aggiunge una sfumatura utile. In alcuni contesti un messaggio formulato sulla perdita, cioè su cosa il cliente rischia se non agisce, genera un atteggiamento e un’intenzione d’acquisto più favorevoli di uno formulato sul guadagno.4 Vale per te soprattutto con chi è fermo da mesi e sta perdendo terreno. Lo stesso studio segnala che i clienti con meno conoscenza dell’argomento sono più influenzabili da framing e ancoraggio.4 Con un cliente esperto punta sui numeri e sulle prove, con uno alle prime armi la cornice pesa di più, e per questo va usata con onestà.

Questa tabella è anche il modo in cui puoi far lavorare l’AI senza delegarle il giudizio. Il processo è tuo, la formulazione la accelera lei. Un prompt che uso spesso.

“Ho un servizio da [prezzo]. Riformulalo secondo queste sei cornici, ovvero totale, scomposto nel tempo, per unità di risultato, confronto con l’inazione, come guadagno, come perdita evitata. Per ognuna scrivi una frase da inserire in un preventivo per una PMI italiana, tono diretto, niente superlativi.”

La cornice giusta cambia anche a seconda di come racconti l’offerta, ed è lì che lo storytelling aiuta a veicolare il framing senza che sembri un trucco.

Come scriverlo nel preventivo e come dirlo al telefono

Nel preventivo l’ordine conta. Metti per primo il pacchetto più completo, così diventa l’ancora alta, e fai seguire quello centrale. Prima del prezzo, rendi visibili i costi che il cliente non vede, perché è l’unico intervento che sposta un po’ la sua idea di prezzo “giusto”.2 Due righe che spiegano quante persone lavorano al progetto e cosa comprende la cifra valgono più di uno sconto.

In trattativa vale la lezione di Kristensen e Gärling. Chi porta per primo un riferimento credibile sposta il punto d’arrivo, e chi conosce il mercato resiste meglio alle ancore altrui.1 Quindi arriva tu con il numero, non aspettare che lo faccia il cliente con la sua ancora troppo bassa. Se ti dice “un altro preventivo costava la metà”, sposta la discussione sul mercato reale e spiega cosa comprende quella metà e cosa no. Stai fornendo l’informazione accurata che, secondo lo studio, riduce il peso dell’ancora sbagliata che il cliente si è portato dietro.

Le email che accompagnano l’offerta seguono la stessa logica di ordine e cornice. Se ne mandi molte e vuoi tenere il livello costante senza riscriverle da capo, il tool pay-per-use per le email di presentazione di Marketing Hackers le imposta seguendo questa struttura, e tu correggi solo i dettagli del singolo cliente.

Fino a dove ti puoi spingere senza fare il furbo

Qui si separano gli operatori seri dagli altri, e nessun articolo in italiano lo tratta davvero. Il framing è legittimo finché la cornice è vera. Diventa una pratica scorretta quando l’ancora è finta, per esempio un prezzo “da 5.000, oggi 3.000” dove i 5.000 non sono mai esistiti. In Italia questo tipo di prezzo di riferimento gonfiato ricade nella disciplina delle pratiche commerciali scorrette del Codice del Consumo, e le regole europee sugli annunci di riduzione di prezzo impongono di riferirsi al prezzo più basso realmente applicato nel periodo precedente. Prima di pubblicare qualsiasi confronto o sconto, verifica il testo aggiornato su Normattiva ed EUR-Lex, perché è materia che cambia e non si stima a memoria.

C’è una regola pratica che tiene insieme etica e conversione. Ogni cornice della tabella qui sopra ha una colonna “quando diventa disonesta”. Se una tua formulazione ci ricade, lasciala perdere. La ragione è concreta più che morale. La usi male una volta, chiudi una vendita, e perdi il cliente al primo rinnovo quando scopre il trucco. Il framing onesto lavora sulla fiducia, che è la stessa base su cui poggiano gli altri principi di persuasione applicati alle PMI.

Qual è un esempio semplice di framing effect sul prezzo?

Lo stesso servizio da 3.600 euro l’anno presentato come “300 euro al mese” sembra più accessibile di “3.600 euro” scritto in un colpo solo, anche se la spesa è identica. La cifra resta identica, cambia il metro con cui il cliente la valuta. È il caso più diretto di come la cornice sposta la percezione senza toccare il numero.

L’effetto ancoraggio sui prezzi funziona anche nel B2B tra aziende?

Sì. Gli studi sulle negoziazioni mostrano che anche acquirenti informati, con la stessa identica informazione di mercato, indicano prezzi accettabili più alti o più bassi a seconda del riferimento iniziale che hanno ricevuto.1 In una PMI questo significa che chi presenta per primo un numero credibile guida la trattativa. L’antidoto per chi acquista è conoscere davvero i prezzi di mercato.

Meglio un prezzo fisso o un intervallo nel primo contatto?

Un valore singolo tende a far pagare di più di un intervallo, perché un intervallo invita il cliente ad ancorarsi all’estremo basso.3 Nel primo contatto conviene un riferimento preciso, con la scomposizione dei costi accanto, e lasciare la forbice solo dopo, quando stai già discutendo di ciò che entra e cosa no.

Il team di Marketing Hackers lavora da anni sui listini e sulle offerte di PMI italiane con fatturato tra 1 e 1,5 milioni, ed è da lì che nascono gli esempi di questa guida.

Fonti

Footnotes

  1. Anchoring Induced Biases in Consumer Price Negotiations. doi.org 2 3

  2. Consumer Perceptions of Price (Un)Fairness. academic.oup.com 2 3 4

  3. “How Pricing Strategies Influence Willingness-to-pay: Anchoring and … oasis.library.unlv.edu 2

  4. Influence of the Framing Effect, Anchoring Effect, and Knowledge on Consumers’ Attitude and Purchase Intention of Organic Food. frontiersin.org 2 3

Domande frequenti

Cos'è l'effetto ancoraggio nella vendita di servizi?

È la tendenza del cliente a valutare un prezzo confrontandolo con il primo numero rilevante che ha incontrato, anche se irrilevante rispetto al valore reale. Chi presenta per primo un riferimento credibile sposta l'intera discussione.

Perché il mio prezzo sembra alto anche quando è corretto?

Il cliente arriva con un prezzo di riferimento in testa quasi sempre più basso del giusto. Sottostima inflazione e costi reali e attribuisce le differenze al tuo profitto. Vede 4.800 euro e immagina che gran parte finisca in tasca tua.

Conviene giustificare il prezzo dopo o presentare prima l'ancora giusta?

Conviene arrivare prima con l'ancora giusta, già sulla pagina che presenta l'offerta. Gli studi mostrano che spiegare i costi quando l'ancora sbagliata si è formata funziona solo in modo modesto.

Come rendere il cliente meno sensibile a un prezzo buttato lì?

Fornendo informazioni di mercato accurate. Kristensen e Gärling hanno mostrato che chi conosce il mercato è meno manipolabile dalle ancore irrilevanti, e chi presenta per primo un riferimento credibile guida la trattativa.

Su quali riferimenti di prezzo è più sensibile un cliente?

Su tre: i prezzi che ha pagato in passato, quelli dei concorrenti e la sua stima del tuo costo. Sono questi i confronti che formano l'aspettativa prima ancora che apra il tuo preventivo.