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Creazione di siti e landing page per PMI: la guida completa
Guida alla creazione siti e landing page per PMI: come scegliere tra sito vetrina, landing di conversione o sito premium, con processo, costi e tempi.
Un sito e una landing page non sono la stessa cosa, e partire dal template è il modo migliore per accorgersene troppo tardi. Il sito racconta chi sei, copre più obiettivi, e lavora sulla fiducia. La landing page insegue una sola azione, e si misura su quella. Prima di aprire un builder vale la pena scrivere nero su bianco cosa deve fare la pagina — portare contatti, fissare appuntamenti, costruire reputazione — e come lo conterai. Questa guida ti porta nell’ordine giusto: processo, costi e tempi in quattro scenari, e i punti dove l’intelligenza artificiale fa risparmiare ore.
Ti serve un sito vetrina, una landing page o un sito premium?

Tre strumenti, tre lavori. Chi li confonde di solito spende i soldi nel posto sbagliato.
Il sito vetrina è la presenza stabile dell’azienda online. Mostra servizi, casi, contatti, e serve a chi ti cerca già per nome o ti ha trovato e vuole capire se fidarsi. Un sito completo e curato permette all’impresa di mostrarsi nel modo in cui vuole essere percepita 1. È il biglietto da visita che lavora ventiquattro ore al giorno.
La landing page singola ha un solo scopo e una sola azione: prenotare, lasciare un numero, scaricare un preventivo. Si misura sul tasso di conversione, la quota di visitatori che compie l’azione richiesta. Ottimizzare questo tasso significa costruire l’esperienza perché porti a quell’azione 2.
Il sito premium “cinematic” è un sito vetrina costruito per impressionare, con animazioni allo scroll, video, fotografia curata. Ha senso quando il brand è il fattore di vendita — uno studio di architettura, un produttore di vino che vende il proprio posizionamento prima del prezzo.
| Obiettivo principale | Tipo consigliato |
|---|---|
| Essere trovato e dare fiducia | Sito vetrina |
| Generare contatti su un’offerta precisa | Landing page di conversione |
| Vendere il marchio e il posizionamento | Sito premium cinematic |
Una parrucchiera che vuole riempire l’agenda del martedì mattina non ha bisogno di un sito da otto pagine: le basta una landing con foto dei lavori, prezzi chiari e un pulsante che apre WhatsApp o il calendario prenotazioni. Un commercialista che vuole farsi scegliere da imprese più strutturate lavora invece su un sito vetrina con casi, articoli e una pagina chi siamo credibile, perché lì conta l’autorevolezza, non il pulsante.
A volte la mossa giusta è non rifare niente. Se il sito che hai è decente e il problema è solo che non genera contatti, conviene aggiungere una landing dedicata a una singola offerta e curare il profilo Google dell’attività, invece di buttare tutto e ripartire da zero.
Il processo corretto in 6 step, prima di toccare la grafica

La maggior parte delle guide parte dal template. È l’ordine sbagliato: il design è l’ultimo strato, non il primo. Ecco la sequenza che funziona davvero.
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Definisci un obiettivo misurabile. Niente “voglio un sito più bello”, ma “voglio dieci richieste di preventivo al mese” o “voglio venti prenotazioni online a settimana”. Senza un numero da raggiungere non saprai mai se ha funzionato.
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Mappa il pubblico e l’unica azione che deve compiere. Chi arriva sulla pagina? Cosa sa già di te? Qual è il gesto che vuoi che compia? Scrivilo in una riga. Una pagina che parla a tutti non convince nessuno.
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Scrivi prima i contenuti e la prova sociale, poi pensa al design. Testi, recensioni reali, numeri dei tuoi risultati, foto vere dei lavori. Il contenuto decide la forma, non il contrario. Riempire con “Lorem ipsum” e rimandare i testi lascia il design senza appigli.
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Disegna la struttura delle pagine in testo. Un wireframe testuale è un elenco di sezioni nell’ordine in cui appaiono, con per ciascuna lo scopo. Per una landing si parte dalla promessa in alto, poi problema, soluzione, prova sociale, offerta, chiamata all’azione. Prima delle immagini devi sapere quante sezioni servono.
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Scegli lo strumento adatto al progetto, non viceversa. Un builder per una landing rapida, un CMS come WordPress per un sito che cresce, un partner esterno se non hai tempo né competenze interne. La penetrazione del digitale nelle PMI italiane è ancora a macchia di leopardo. Secondo l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano solo il 24% investe in modo intenso in tutte le aree, mentre il 22% ritiene il digitale marginale 3. Lo strumento giusto è quello che riesci davvero a gestire.
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Pubblica, misura, correggi. La prima versione non è quella definitiva. Manda traffico, guarda dove la gente si ferma, cambia una cosa alla volta. Il lancio è un inizio, non un traguardo — il lavoro vero comincia con i primi dati.
Un ristoratore che rifà il sito di solito parte dal menù, dalle recensioni di Google e dalle foto dei piatti veri — non dal template più carino del catalogo. Quando i contenuti sono pronti, scegliere la grafica diventa una mezza giornata di lavoro, non un mese di indecisioni.
Dove l’intelligenza artificiale accelera, con i prompt pronti
Qui vale quello che Claudio Rorato, direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, dice dell’AI in generale: “è una tecnologia potente, ma richiede visione, competenze, processi adeguati e cultura del dato” 3. L’AI accelera un processo già impostato bene, non lo sostituisce. Se non hai deciso l’obiettivo, nessun modello te lo decide al posto tuo. Lo dimostra il fatto che il 76% delle PMI italiane non investe né prevede di investire in AI 3, spesso perché la usa come tappabuchi invece che come acceleratore di un metodo.
Ci sono tre punti del processo dove l’AI fa risparmiare ore concrete. Copia i prompt, adattali alla tua attività.
1. Struttura della pagina. Usa l’AI per trasformare l’obiettivo in uno scheletro di sezioni.
Agisci come copywriter B2B. Per una [tipo di PMI, es. carrozzeria]
che vuole [obiettivo, es. ricevere richieste di preventivo per
grandine], proponi la struttura a sezioni di una landing page.
Per ogni sezione indica: scopo, headline proposta, e la CTA.
Niente testo di riempimento, massimo 7 sezioni.
2. Bozza dei testi. Dai cinque informazioni vere sull’attività e fatti restituire una prima stesura da correggere.
Scrivi i testi della landing partendo da questi 5 punti:
1) [cosa fai], 2) [per chi], 3) [risultato concreto che ottieni],
4) [una prova: recensione, numero, anni di esperienza],
5) [l'azione che voglio: chiamata, modulo, WhatsApp].
Tono diretto, italiano naturale, frasi brevi. Niente superlativi.
3. Brief per chi sviluppa o impagina. Una volta approvati i testi, genera il documento operativo per il designer o lo sviluppatore.
Dai contenuti qui sotto, scrivi un brief tecnico per un designer:
ordine delle sezioni, gerarchia visiva, dove vanno le immagini,
quali elementi devono stare "sopra la piega", comportamento della
CTA su mobile. [incolla i testi approvati]
L’output dell’AI va sempre riletto e corretto. I dati, le recensioni e i numeri dei risultati li metti tu — sono veri, e l’AI non li conosce. Un testo per il sito di una piccola impresa che cita cifre inventate fa più danni del testo che non scrivi.
Quanto costa e quanto tempo serve in quattro scenari
Le guide dei builder non ti danno questa parte, perché hanno un conflitto di interesse. I valori qui sotto sono range tipici di mercato basati sulla nostra esperienza su progetti per PMI italiane, non statistiche ufficiali. Servono a darti un ordine di grandezza prima di chiedere preventivi.
| Scenario | Costo indicativo | Tempo | Quando conviene |
|---|---|---|---|
| Fai-da-te su builder | 0–300 €/anno + il tuo tempo | 10–30 giorni di lavoro tuo | Budget vicino a zero, una sola landing semplice, hai tempo e voglia di imparare |
| Freelance | 1.000–4.000 € | 20–40 giorni | Vuoi un sito su misura senza struttura interna, hai contenuti già pronti |
| Agenzia tradizionale | 5.000–20.000 €+ | 45–90 giorni | Progetto complesso, integrazioni, e ti serve un fornitore strutturato |
| Partner AI-driven | 1.500–6.000 € | 10–25 giorni | Vuoi qualità e tempi corti, processi automatizzati che abbattono le ore |
A far salire il prezzo sono il numero di pagine, i contenuti da produrre da zero (testi, foto, video), le integrazioni con gestionali, CRM o sistemi di prenotazione, e quanto è personalizzato il design. Una landing singola con testi già pronti sta nella fascia bassa di ogni scenario; un sito da quindici pagine con area riservata sta in alto.
Il fai-da-te non è “gratis”, perché il tuo tempo ha un costo, e dieci giornate spese a litigare con un builder valgono più di quanto pensi. L’agenzia tradizionale ha senso quando la complessità è reale, non per una pagina di prenotazioni. Il modello del partner che unisce competenze umane e processi automatizzati esiste proprio per coprire il punto dove la maggior parte delle PMI resta bloccata, cioè qualità da agenzia con tempi e costi sostenibili.
Gli errori che fanno sprecare il budget
Li vediamo ricorrenti su quasi tutti i progetti che arrivano già partiti male.
Succede di partire dalla grafica invece che dall’obiettivo. Il sito esce bello e non porta un contatto, perché nessuno ha deciso a monte cosa doveva ottenere.
Mettere tutto su un’unica pagina. Vetrina, e-commerce, blog e prenotazioni schiacciati insieme confondono il visitatore e disperdono ogni azione.
Stessa cosa vale per le frasi vaghe. “Professionalità e passione” non convince nessuno. Funzionano i numeri tuoi, le recensioni vere, le foto dei lavori reali.
Dimenticare il telefono. La maggior parte del traffico arriva da mobile. Se il pulsante di contatto non si vede senza scorrere, hai perso metà delle richieste.
Non collegare il sito agli strumenti che già usi. L’Istat, nelle stime sull’utilizzo dei siti web da parte delle imprese, segnala funzioni concrete che spesso mancano, come il web-ordering, i collegamenti ai social, le sezioni con le posizioni aperte 4. Un sito scollegato dal resto resta una brochure ferma.
Cosa guardare per misurare i risultati dopo il lancio
Le visite non pagano gli stipendi — pagano i contatti che generi e quanto ti costano. È su quei due numeri che giudichi il sito.
Per una landing tieni d’occhio tre cose. Quanti moduli inviati o chiamate partite ricevi, cioè le conversioni vere. Il tasso di conversione, ossia la percentuale di visitatori che compie l’azione. E da dove arrivano i contatti migliori, per capire dove investire. Una landing fatta bene si giudica su questi tre dati, non sull’estetica.
Per un sito vetrina i segnali sono più indiretti, perché lavora sulla fiducia, e contano quante persone arrivano alla pagina contatti, quanto tempo restano sui casi studio, quante richieste citano “vi ho trovati online”. Imposta da subito un sistema di misurazione, anche semplice, e leggi i dati ogni settimana nel primo mese. Cambia una cosa alla volta, così sai cosa ha funzionato.
C’è poi un livello sotto che la conversione non lo decide, ma lo rovina: la velocità della pagina. Google la misura con tre numeri, che ha battezzato Core Web Vitals. Il primo è quanto tempo ci mette il contenuto principale a comparire sopra la piega — in gergo LCP, Largest Contentful Paint; sopra i 2,5 secondi il visitatore se ne va prima di leggere la promessa. Il secondo è quanto la pagina “balla” durante il caricamento: bottoni che scivolano, testi che si spostano quando arriva l’immagine (CLS, Cumulative Layout Shift); sopra lo 0,1 si nota, e infastidisce. Il terzo è quanto risponde quando clicchi (INP, Interaction to Next Paint); sopra i 200 millisecondi sembra rotta. Per una PMI il controllo minimo è PageSpeed Insights di Google, gratis: incolli l’indirizzo e in un minuto hai i tre numeri, con la lista delle cose da sistemare. Una landing lenta converte meno, e non è colpa del testo.
Questo è anche il punto dove le PMI italiane scontano un ritardo: la cultura del dato non è ancora diffusa, e senza misurazione il sito resta un costo invece di diventare un canale. Tra le imprese che investono nel digitale, la quota che lo fa in modo intenso e su tutte le aree è ancora minoritaria 3.
Fonti
Footnotes
-
modello di maturita’ per i sistemi informativi. politesi.polimi.it ↩
-
Marketing e Comunicazione online a supporto del mercato … politesi.polimi.it ↩
-
PMI e digitalizzazione: il 76% delle aziende non investe in AI. osservatori.net ↩ ↩2 ↩3 ↩4
-
Stime delle modalità di utilizzo dei siti web da parte delle imprese - Anno 2018. istat.it ↩
Domande frequenti
Meglio un sito vetrina o una landing page per la mia PMI?
Dipende dall'obiettivo. Il sito vetrina serve a farti trovare e dare fiducia, copre più scopi e mostra servizi e casi. La landing page insegue una sola azione, come prenotare o lasciare un contatto, e si misura sul tasso di conversione.
Da cosa devo partire per creare un sito o una landing page?
Non dal template ma dall'obiettivo misurabile. Prima scrivi nero su bianco cosa la pagina deve fare e come lo conterai, ad esempio dieci richieste di preventivo al mese. Il design è l'ultimo strato del processo, non il primo.
Cos'è un sito premium cinematic e quando conviene?
È un sito vetrina costruito per impressionare, con animazioni allo scroll, video e fotografia curata. Conviene quando il brand è il fattore di vendita, ad esempio uno studio di architettura o un produttore di vino che vende il proprio posizionamento prima del prezzo.
Se ho già un sito devo rifarlo per generare contatti?
Non sempre. Se il sito è decente ma non genera contatti, spesso conviene aggiungere una landing dedicata a una singola offerta e curare il profilo Google dell'attività, invece di buttare tutto e ripartire da zero.
Come si misura se una landing page funziona?
Sul tasso di conversione, cioè la quota di visitatori che compie l'azione richiesta. Per questo la landing ha un solo scopo e nessun menù di navigazione che disperda l'attenzione.